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mercoledì 23 dicembre 2015

Un libro interessante


Allora la Chiesa « avrà il suo compimento [...] nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo ».  
[Conc. EcumVat. II, Lumen gentium, 48 (cfr. Ef. 1,10): Col. 1, 20; "Pt. 3, 10-13).


 "Se per anima intendiamo la parte incorporea dell'essere, sede della sensibilità, del giudizio e della volontà,  fonte dei pensieri, dei desideri e delle passioni, laddove avvengono tutte le trasformazioni della coscienza, riguardo alla coscienza, riguardo ai sentimenti ed all'intelligenza, ebbene sì, gli animali hanno un'anima.

   Se per anima intendiamo il coraggio, i sentimenti nobili, gli istinti generosi di un essere, considerato dal punto di vista morale, ebbene sì, gli animali hanno un'anima.
   Se per anima intendiamo un'entità immateriale, ma pur tuttavia sottile e sostanziale che si separa dal corpo nel momento della morte; se per anima si intende una copia conforme dell'essere, che riproduce fedelmente ciò che egli fu nella sua vita e che gli consente di continuare a vivere in un altro mondo, ebbene sì, gli animali hanno un'anima.
   Aggiungerò che l'animale è un'anima: animal est anima; stranamente il vocabolario accorda a questo concetto ciò che la religione e il senso comune gli rifiutano... "

Jean Prieur (pag. 13 di "Gli animali hanno un'anima")
 

Gli animali hanno un'anima di Jean Pieur
La prefazione è di monsignor Mario Canciani "il prete che non scaccia i cani dalla chiesa".
Il libro è stato pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1986.

Diesel, il cane eroe di Parigi (13 novembre 2015, clicca qui), medaglia al valor militare

Jean Prieur, nato in Francia il 10 novembre 1914, scrittore, storico, ricercatore, drammaturgo

"Per tutti i popoli dell'antichità, dagli Egizi ai Greci, dai Persiani agli Indiani, fino all'antica Roma, il fatto che gli animali abbiano un'anima, era un principio scontato e acquisito.
Gli stessi termini anima e animale hanno, etimologicamente, una radice comune; e il filosofo Anassagora affermava: L'anima dell'uomo e quella degli animali, provenienti entrambe dall'Anima del Mondo, hanno ripreso la natura della loro sorgente, cioè sono di natura divina", mentre per Aristotele gli animali erano dotati di un'anima sensitiva.
Ma, indipendentemente dalle implicazioni filosofiche, Jean Prieur dimostra. soprattutto attraverso i numerosissimi esempi e traendola dai loro comportamenti, l'intelligenza e la sensibilità di questi esseri che sono appena un gradino al di sotto della specie umana e che comunque appartengono al miracolo unico della creazione divina.
Il dossier che l'autore ci presenta non lascia più al alcun dubbio: sì. gli animali hanno un'anima".
Tratto dalla II e III pagina di copertina

Monsignor Mario Canciani (scomparso nel 2007) con uno dei tanti gatti che vivevano con lui in canonica.

Il gatto Simon , eroe di guerra (clicca qui)

Links:

Michele (1995 - 2015)
Buon Natale a tutti, umani e pelosetti, a quelli viventi e a quelli che ci aspettano in Cielo!

venerdì 25 settembre 2015

Dio o niente - Conversazione sulla fede - Cardinale Robert Sarah

" Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine..."
Papa emerito Benedetto XVI



Il papa emerito ha avuto parole di apprezzamento per questo libro del Cardinale Robert Sarah al quale ha scritto una lettera in merito. Tra le altre cose, Papa Benedetto dice: "Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po' spiritualmente stanca in occidente. Tutto ciò che Lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo. La sua coraggiosa risposta ai problemi della teoria del gender mette in chiaro in un mondo obnubilato una fondamentale questione antropologica".

Dal cuore dell'Africa al centro della Cristianità: così potremmo riassumere lo straordinario percorso di vita del cardinale Robert Sarah. Ordinato prete nel 1969: consacrato vescovo nel 1979 - il vescovo più giovane del mondo - chiamato da Giovanni Paolo II nel 2001 a Roma come Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli; nominato da Benedetto XVI Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum nel 2010 e infine nel 2014 chiamato da Francesco a presiedere il dicastero vaticano che si occupa della liturgia. Guardando il povero bambino di Ourous, figlio di contadini e attratto dalla vita dei missionari, nessuno poteva immaginare il piano di Dio e. leggendo questo libro, si potrebbe affermare che certo Dio sapeva quel che faceva.
(Tratto dalla seconda pagina di copertina)

Robert Sarah e Nicolas Diat (foto trattadalla terza pagina di copertina)


Nicolas Diat
Laureato in Scienze politiche, giornalista e scrittore, a lungo consulente per la comunicazione e la strategia di vari ministri francesi, è autore di un libro su Papa Benedetto XVI, L'homme qui ne voulait pas etre pape - histoire sècrete d'un règne (Albin Michel, 2014)
(tratto dalla seconda pagina di copertina)

Cantagalli Editore
Un editore molto coraggioso della città di Siena, la città che diede i natali a Santa Caterina, vergine e dottore della Chiesa che tanto operò per il ritorno del Papa a Roma dalla sede avignonese.
La casa editrice fu fondata nel 1925 (clicca qui).



Quarta di copertina del libro


giovedì 17 settembre 2015

Rémi Brague: dove va la storia?


L'ultimo libro di Rémi Brague (clicca qui)





Riportiamo, di seguito, l'interessante articolo di Marco Respinti, tratto dal quotidiano Libero del 16 settembre 2015, pag. 25

"Il primo motivo per cui l'Occidente non riuscirà mai a parlare con l'islam è che manca una lingua comune. Una lingua culturale e intellettuale importante, per esempio la filosofia. Quando Benedetto XVI osò dirlo il 12 settembre 2006 a Ratisbona si aprì il cielo, ma la stessa cosa dice oggi uno degli intellettuali più raffinati e disincantati che abbiamo, Rémi Brague, classe 1947, professore emerito di Filosofia medioevale e araba all'Università di Parigi 1 Pantheon-Sorbona, dove dirige il centro di ricerca "Tradizione del pensiero classico", ha pubblicato libri decisivi. L'ultimo è un libro-intervista curato da Giulio Brotti, Dove va la storia? Dilemmi e speranze (La Scuola, pp. 140, euro 9,50).


Benedetto XVI e Rémi Brague il 12 settembre 2012
Dice Brague che la "teologia islamica si è costituita in polemica contro il cristianesimo". Per l'Islam il Corano è la rivelazione diretta di Dio e quindi su quella parola divina increata non si può né ragionare né dire alcunché; ci si può solo sottomettere. La teologia islamica è tutta qui: sottomissione incondizionata dell'uomo a Dio. Per la filosofia intesa come discorso razionale sulle cause prime ed ultime del reale, e quindi debordante nella teologia classica intesa come discorso razionale sul divino, non vi è alcun posto. 

Di che parliamo dunque con l'Islam?

E' vero, vi fu un tempo in cui un angoletto alla filosofia fu ritagliato anche nel mondo musulmano , ma fu un'altra singola rondine che non fece primavera. "La filosofia araba", infatti, che "assume una certa neutralità in materia di religione",  prese ad affermare "l'esistenza di un principio unico, ispirato alla concezione neoplatonica dell'Uno", ma "non è sopravvissuta alla modernità. 
Chi l'ha schiacciata è stata proprio la teologia coranica, quella che domina il vasto oceano dell'islam contemporaneo. Perché chi obietta "filosoficamente" ha le ore contate. 
Del resto, il grande protagonista di quella fugace stagione di una filosofia arabo-islamica autonoma fu al-Farabi (870-950), originario dell'odierno Turkestan. Tentò una sintesi fra aristotelismo e platonismo, e lo fece in quanto "era stato allievo di cristiani" e a sua volta (a riprova delle illuminanti pagine con cui Rodney Stark dimostra che tutto ciò che di buono c'è nel mondo arabo-islamico è dovuto alla sopravvivenza o all'arabizzazione di sostrati e di personaggi cristiani, ebraici e pagani) "ebbe come discepolo Yahyà ibn 'Adi (+974), filosofo e teologo della Chiesa siriaca giacobita.
Certo, qualcuno c'è che abbia sostenuto che il Corano sia solo un prodotto umano. Furono i mutaziliti, il cui prestigio fiorì a tal punto da divenire, per un periodo, la dottrina di Stato del califfato abbaside; ma, caduti progressivamente in disgrazia dopo il Secolo X, furono considerati  solo degli eretici. "I modernisti vorrebbero riportare in vita la soluzione mutazilita", riflette Brague. "Io auguro loro buona fortuna, ma non dimentichiamo che sono trascorsi dodici secoli da quando quella scuola è stata eliminata. L'islam contemporaneo è tanto lontano da essa quanto noi lo siamo da Carlo Magno, e non ci si sbarazza tanto facilmente di abitudini di pensiero così inveterate". Quale dialogo, insomma? Siamo e restiamo distanti come la Terra dalla Luna. E prima lo capiremo, meglio sarà per tutti."
Marco Respinti


LINK:
Discorso di Ratisbona di Benedetto XVI
REMI BRAGUE: ILLUMINISMO, SANTITA' E VALORI CRISTIANI
La bianca torre di Echtelion, di Marco Respinti

venerdì 27 marzo 2015

Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori. Prima Edizione del 1976. Un libro fondamentale per il cattolico che vive nel mondo odierno, "modernista" e "nichilista"


"Nessuno conosce il Padre se non il Figlio
 e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo"
                                               (Matteo, 11)


Nel 1976, un giovane  giornalista di Torino, laico convertito, dopo dieci anni di indagini e approfondimenti,  scrisse un libro su Gesù. In quegli stessi anni molti preti si dedicavano a scrivere libri su Marx. Il libro di Messori, in effetti, fece scalpore e fu denigrato e attaccato proprio dal mondo clericale di sinistra (che allora andava molto di moda... e anche dopo, per non parlare di adesso... anche se ha cambiato nome nel frattempo e adesso si chiama progressista, ma la sostanza, quella, non cambia). Ebbe un enorme successo di pubblico, costituito soprattutto  da cattolici qualunque, quelli che andavano a Messa la domenica e anche di non cattolici  o di cattolici cosiddetti tiepidi e anche di agnostici che avevano tutti una caratteristica in comune: tentare di capire chi è l'uomo Gesù, se è possibile accettare la sconvolgente notizia che Dio si è fatto uomo in un oscuro operaio della Palestina di 2000 anni fa. Comunque, già nel 1977 ne erano state stampate 12 edizioni e ancora oggi è un testo fondamentale per chi vuole capire... senza pretendere di penetrare il mistero di Dio, Deus absconditus,  per sua stessa volontà. Il libro è dedicato a Blaise Pascal, il matematico, fisico, filosofo e teologo francese al quale Vittorio Messori dice di dovere molto per la sua conversione.
La prefazione è di Lucio Lombardo Radice, ordinario di matematica all'università di Roma, membro (nel 1976) del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano.
Imprimatur: Livio Maritano, Vic. Gen. Torino, 2-8-1976.


In copertina: mosaico di sinagoga tra le rovine 
dell'antica Gerico con i simboli messianici 
della palma, del candelabro a sette braccia, del corno
La scritta dice: "Pace a Israele" Foto Nick Vheeler

Cosa dice Messori riguardo ai miracoli:


“È il razionalismo, semmai, che deve temere per la sua chiusura, per essersi autolimitato, rinserrato da solo in una cella. Il vero libre penseur non è l’incredulo, ma, al contrario, il credente. Pensiamo al miracolo, che fa parte di ciò che supera quel che il razionalismo può stabilire, prevedere, misurare, dichiarando d’imperio che al di là di quello non può esserci nulla. Ebbene, di fronte a eventi simili, solo il credente ha piena libertà di esaminare senza complessi e, alla fine, di rifiutare o di accettare: e se lo fa, lo fa basandosi proprio sulla ragione bene intesa. Per dirla con Chesterton, un credente è un uomo che accetta un miracolo, se a questo lo obbliga l’evidenza. Un non credente, invece, è un signore che non accetta neppure di discutere di miracoli, perché a questo lo obbliga la dottrina che professa e che non può smentire. Ogni incredulo sarà sempre prigioniero delle sue gabbie ideologiche; del bisogno, per lui vitale, di negare; dell’ansia di trovare comunque spiegazioni naturali che lo tranquillizzino. Che cosa avverrebbe, in effetti, del suo schema di ragione chiusa, se fosse costretto ad ammettere qualcosa che quello schema mette in crisi e magari scardina? Non dovrebbe riconoscere di aver e sbagliato tutto e di dover cambiare paradigma?”
Conclude, il grande apologeta, con queste commoventi parole sul credente, che ben ci fanno apprezzare questa nostra Grazia: “Il credente, invece, di fronte a ciò che supera la dimensione razionalista, a ciò che va al di là dei confini dello scientismo -confini tra l’altro, sempre variabili, eppure ogni volta dichiarati invalicabili- è del tutto sereno, perché libero da gabbie ideologiche. Può convincersi dell’inspiegabilità naturale di un evento; ma può anche convincersi del contrario, senza che questo significhi nulla per la propria fede”.



Indice
  1. e se fosse vero?
  2. un Dio nascosto e scomodo
  3. da sempre è annunciato o adorato
  4. la pienezza del tempo
  5. tre ipotesi
  6. le croci di una critica
  7. il mito e la storia
  8. da dove vieni?
  9. se è un equivoco

mercoledì 25 febbraio 2015

9 marzo 2015, primo anniversario della morte di Mario Palmaro




Domenica 8 marzo alle ore 16,30, a Monza, presso la libreria Duomo, in piazza Duomo 8, si tiene un ricordo di Mario Palmaro a cura di amici e colleghi. Alessandro Gnocchi presenta il libro "Mario Palmaro, il buon seme fiorirà".

venerdì 2 gennaio 2015

Cara gente, cari luoghi, vita torinese degli anni '30 e '40

"L'evento più importante per i bambini della mia generazione era il Natale, con l'attesa di Gesù Bambino che nella notte santa portava i doni ad ogni bimbo "buono".
In quell'epoca Babbo Natale non era molto popolare, pensava a noi il dolce Bambin Gesù, dolce come il suono delle parole: Betlemme, mangiatoia, stella cometa, come i nomi dei mitici re che venivano dall'Oriente: Gasparre, Melchiorre, Baldassarre.
Per me il periodo di questo incantesimo incominciava un mese prima, quando la mamma ci sollecitava l'invio della letterina a Gesù Bambino e quando papà cominciava a sparire tutte le sere per un'ora dopo che era rincasato dal lavoro.
Più volte mi sfiorò il dubbio che trascorresse quel tempo in cantina, ma non ebbi mai il coraggio di andare ad accertarmene per paura del buio. In effetti era la che si rifugiava, dove aveva allestito un laboratorio provvisorio  per costruire i giocattoli con le sue stesse mani: come i mobili per la casa della bambola, con la cucina laccata di bianco e piccoli vetri alla credenza, il salottino completo di divano e poltrone e tutto l'arredamento e gli scenari per il teatrino delle marionette.
Il pensiero che papà  avesse passato tante ore in un ambiente freddo e umido nonostante i suoi reumi (contratti fin dalla sua prigionia durante la prima guerra mondiale) per realizzare quei piccoli capolavori per le sue bambine, mi riempie ancora oggi il cuore di tenerezza."
                                                                                                                                    Ada Soldati, pag. 7



Ho trovato  per caso questo libro su una bancarella davanti alla stazione di Porta Nuova a Torino, l'11 maggio scorso. Stavo aspettando il treno per il rientro a Milano dopo la visita alla Fiera del Libro.
Ricordo bene la data, perché quella domenica era anche la festa della mamma.  Non ci ho mai tenuto a festeggiare la festa della mamma, considerandola un po' un'invenzione consumistica. Mia mamma era nata il 2 maggio e quindi si festeggiava tutto in quel giorno che per me era così importante che, non so nemmeno io come, sono riuscita a esserci sempre, tranne quell'anno in cui fu lei, la mamma, a decidere  di andarsene  da sola a festeggiare l'ottantaduesimo compleanno nella sua natia Sicilia. Nonostante le mie proteste, potei solo accompagnarla al treno a Milano Centrale... Mamma era una donna forte, nata in un anno, il 1917, che non lasciò scampo ai bimbi deboli decimati dall'influenza spagnola che causò milioni di morti in un'Europa già prostrata dalla guerra. Ma torniamo a quel giorno: da quando mamma è volata in  Cielo, la penso molto anche nel giorno della Festa della Mamma e quel giorno l'avevo in mente più del solito, anche perché mi ritrovavo a passeggiare per Torino, città in cui lei aveva vissuto per molti anni (dal 1926 al 1950) prima del matrimonio con papà e di cui parlava sempre con affetto e nostalgia.  Si era ambientata benissimo a Torino e solo qualche mese dopo il suo arrivo dalla sua Sicilia al seguito del papà militare, parlava un perfetto torinese, accento compreso, accento che non ha più abbandonato nonostante sia vissuta poi molti anni prima a Voghera e poi a Milano, Del resto, era portata per le lingue.


Torniamo al libro. Mi incuriosirono il titolo e la copertina: avevano qualcosa di familiare. Solo più tardi mi resi conto che il personaggio della copertina era il generale Guglielmo Pepe. "Che ha di speciale Guglielmo Pepe?" qualcuno potrebbe obiettare e in effetti non ha niente di speciale, se non che a lui è intestata la strada in cui ho abitato per lunghi anni a Milano.
Comunque sia, ho sfogliato qualche pagina e ho capito che la scrittrice doveva avere solo qualche anno in meno della mia mamma, perché gli episodi di cui narrava erano simili a quelli uditi tante volte dalla  mia genitrice: il bombardamento di Torino del '43, l'esperienza di una bomba in casa, il terrore provato nel rifugio antiaereo (mia mamma non sopportava il suono delle sirene) entrambe sfollate in un paese collinare (mia mamma a Castiglione Torinese),  entrambe segretarie in un ufficio, (Ada Soldati all'Einaudi. mia mamma alla Venchi Unica), entrambe appassionate lettrici e tante altre cose ancora, piccole ma significative. 
Mia mamma aveva abitato al quartiere Vanchiglia, nei pressi della Mole e di via Po e  la signora Ada non aveva vissuto molto lontano da lì. Chissà, magari qualche volta si saranno incontrate...



E poi Ada Soldati scrive molto bene, il suo libro l'ho letto tutto di un fiato. Non so niente di lei come scrittrice, ma mi piace e molto.
Solo alla fine della lettura, mi sono accorta che il libro ha una dedica: a Maria, che è il nome della mia mamma, oltre che quello della Madonna, naturalmente.
Credo nelle coincidenze, nei segni, perché come ha scritto Elémire Zolla nel suo libro Aure, la coincidenza segna l'irrompere del meraviglioso nella realtà quotidiana.
Così, per me, questo piccolo libretto, sconosciuto credo ai più, è qualcosa di meraviglioso, che vivo come un regalo giunto da un'altra dimensione, un piccolo segno della continua presenza di mia mamma Maria accanto a me nella vita quotidiana, anche senza la sua presenza fisica. Del resto, la mia mamma è solita farmi di questi regalini... insomma, il nostro legame continua ed è più intenso di prima, se possibile.
Ho scritto questo aneddoto, perché oggi è l'anniversario della nascita al Cielo della mia mamma, avvenuta cinque anni fa, il 2 gennaio,  e con il mio immutato affetto, che solo lei può comprendere, visto il carattere un po' particolare di sua figlia,  la saluto a modo mio e cioè con una preghiera della nostra comune Fede:

O Padre, che sei misericordia
e perdoni ogni uomo, sia vivo che defunto,
ti raccomando la mia mamma Maria,
che ci ha lasciato ormai da cinque anni.
Non vogliamo dimenticarla
e nemmeno tu la dimentichi,
falle scoprire ancora e sempre
l'immensità del tuo amore
insieme agli altri amici e fratelli
che vivono con te in Cielo.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen